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La class action

Class Action Aiutoconsumatori

La class action è un procedimento giudiziale con iter semplificato, disciplinato dall’art. 140-bis del Codice del Consumo, che ha per oggetto l’accertamento della responsabilità e la condanna al risarcimento del danno.
Questo tipo di azione legale è utilizzata per tutelare in via aggregata i diritti vantati da più consumatori nei confronti di un medesimo soggetto. In sintesi: i diritti di ciascun consumatore sono diritti individuali, ma il procedimento giudiziale è collettivo. Lo scopo è quello di consentire sia una ripartizione dei costi legali, sia di acquisire una maggiore forza sul piano probatorio e processuale in genere.
Il presupposto della class action è dato dall’omogeneità delle posizioni dei singoli soggetti coinvolti, in modo che tali posizioni possano trovare – tramite la decisione del Giudice – una soluzione uniforme.

Resta ferma la possibilità, per coloro che non aderiscono all’azione collettiva, di proporre un’azione individuale

Chi può avviare una class action

La class action può essere promossa da uno o più consumatori, che versino in una situazione omogenea di pregiudizio nei confronti di un’impresa, in conseguenza di un inadempimento contrattuale e che agiscono in proprio oppure dando mandato ad un’associazione di tutela dei diritti dei consumatori o ad un comitato al quale partecipano.


Procedimento

La class action si presenta con atto di citazione al tribunale competente .
L’atto deve contenere l’indicazione degli elementi costitutivi del diritto che si fa valere e deve essere inoltre corredato della relativa documentazione probatoria. Il suo deposito in cancelleria va fatto entro il termine perentorio fissato dal giudice. La causa è trattata in composizione collegiale.

Alla prima udienza il Giudice verifica l’ammissibilità della domanda: l’azione di classe è inammissibile se:
· la domanda è manifestamente infondata,
· se vi è un conflitto di interessi,
· se il giudice non ravvisa che vi siano diritti individuali tutelabili omogenei,
· se il proponente non sembra in grado di curare l’interesse della classe in maniera adeguata.
Contro l’ordinanza che decide sull’ammissibilità è possibile proporre reclamo nel termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione, se anteriore, rivolgendosi alla Corte d’appello, la quale deciderà entro massimo 40 giorni dal deposito del ricorso con ordinanza in camera di consiglio.

Se la domanda è ammissibile il Giudice emette un’’ordinanza che contiene l’indicazione dei termini e delle modalità per la pubblicità necessaria per la tempestiva adesione degli appartenenti alla classe. La pubblicità è molto importante perché costituisce condizione di procedibilità della domanda.
Vengono definiti i caratteri dei diritti individuali oggetto del giudizio e i criteri in base ai quali è possibile includere nella classe i soggetti che chiedono di aderire e viene fissato un termine di 120 giorni dalla scadenza del termine per la pubblicità per il deposito degli atti di adesione in cancelleria.

Se la domanda proposta con azione di classe viene accolta, il tribunale pronuncia una sentenza di condanna con la quale liquida le somme dovute a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo per liquidarle assegnando alle parti un termine di massimo 90 giorni per addivenire a un accordo di liquidazione (decorso il quale provvede egli stesso alla liquidazione). Se l’azione era stata proposta nei confronti dei gestori di pubblici servizi o di servizi di pubblica utilità, a tal fine il tribunale deve tenere conto di quanto eventualmente previsto dalle carte dei servizi.
Per l’esecutività della sentenza occorre attendere 180 giorni dalla sua pubblicazione.

Dopo le numerose proposte di riforma, rimaste inattuate, l’azione di classe è interessata da una proposta di legge presentata il 26 giugno 2018. Il nuovo provvedimento è stato approvato dalla Camera il 3 ottobre 2018 ed è ora all’esame del Senato.